INTEGRAZIONE FUNZIONALE®
Nelle lezioni individuali, denominate Integrazione Funzionale®, l'insegnante per prima cosa, entra in contatto con l'allievo cercando di chiarire e comprendere quali sono le sue esigenze e le sue necessità. La persona può voler alleviare il dolore in qualche parte del corpo, o migliorare le sue prestazioni quali: la flessibilità, la velocità, la coordinazione, o sviluppare, o ampliare il suo processo di apprendimento, o eliminare tensioni …
Una volta individuata l'area di interesse, il processo di apprendimento viene guidato attraverso le mani dell'insegnante in un "dialogo" prevalentemente non verbale, per mezzo di un tocco leggero, interattivo e non invasivo. In questo modo, all'allievo, generalmente disteso su di un apposito tavolo o seduto, e completamente vestito, viene chiarito, per mezzo di questo contatto molto gentile e con movimenti delicati, la relazione e l'interazione tra alcune parti del suo corpo come ad esempio, collo e testa, spalle e braccia, braccia e mani, o altre relazioni più specifiche.
L'insegnante mediante questa forma di "comunicazione", viene messo nella condizione di poter individuare l'organizzazione neuromuscolare interna della persona, in relazione alla sua interiorità e poi l'organizzazione in relazione all'ambiente circostante.
Il contatto dolce e per niente invasivo, consente di stimolare delle risposte conscie e inconscie, che si traducono in movimenti e funzioni e permette allo studente di imparare a riorganizzare se stesso per funzionare in modo nuovo e più efficace.
Per organizzazione interna, si intende, ad esempio, come questa persona respira, come si siede, come si gira o come sta in piedi. Quanto uno o più muscoli sono disponibili a rispondere a dei cambiamenti a livello di sensazioni. Quali sono le abitudini che riflettono l'espressione o la repressione delle emozioni.
Per organizzazione con l'ambiente esterno si intende invece, ad esempio, come il soggetto inizi e porti a termine un'azione. Se agisce in maniera semplice o complessa, o con movimenti a scatti.
La formazione della relazione tra se stessi e l'ambiente circostante è una funzione umana primaria. E' paradossalmente complessa e fondamentale nel nostro modo di compiere la maggior parte delle azioni e dei movimenti. Nel contempo è frutto anche di un'acquisizione che spesso si definisce scontata. Questi processi infatti, diventano come l'atto di inspirazione ed espirazione dell'aria, talmente meccanici e costanti che non li notiamo più. Oppure li notiamo solo quando ci causano fastidio, o ci portano un'altra limitazione.
Il tipo di lavoro che avviene in queste lezioni, non è meccanico o correttivo, ma informativo e istruttivo. L'insegnante non lavora contro le resistenze dell'allievo, ma al contrario, una volta individuata l'organizzazione motoria momentanea, lo porta a percepire ed eliminare le tensioni superflue. Grazie a questa modalità particolare di porre domande e di non imporre, prima si raggiunge la chiarificazione della situazione e poi si integra il cambiamento.
Anche se apparentemente semplice, spesso porta a risultati sorprendenti, per il modo, totalmente nuovo, in cui la persona sente se stessa e la propria capacità di muoversi.
Gradatamente, lezione dopo lezione, il lavoro diventa più complesso. Si possono, ad esempio, integrare la funzione di muscoli grossi come quelli del bacino e del dorso, con strutture intermedie come quelle delle braccia, degli occhi e della testa, delle gambe con la funzione delle mani e dei piedi.
In ogni caso, nelle lezioni Feldenkrais, siano esse individuali o collettive, per poter apprendere i movimenti in modo organico, devono essere eseguiti motivati dall'interesse dell'allievo, con un atteggiamento di ascolto e di attenzione, per predisporsi ad accogliere le impressioni cinestesiche, a metabolizzarle, e a riorganizzarle in funzione della vita quotidiana.
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